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Rivoluzione Industriale // Intervista a Simone Stricelli

La nostra società ormai è proiettata verso il futuro, verso l’internet delle cose o meglio conosciuto come internet 4.0. La quarta rivoluzione industriale è cominciata e, sebbene ignoriamo la cosa, agisce continuamente attorno a noi. Siamo passati attraverso il processo scientifico delle cose con un flusso che ci ha fatto uscire da una scoperta ed entrare in un’altra. Così, storicamente parlando, siamo passati dalla scoperta del carbone, all’elettricità, a quella tecnologica sino ad oggi con quella legata alla velocità.

Come si fa a parlare di rivoluzione industriale quando a innovare è la velocità? Il panorama è molto semplice ed è alla portata di tutti noi quotidianamente. Entriamo virtualmente in uno di quei negozi in cui vendono televisori e, facendo un giro nel reparto, notiamo subito che la tenologia si è evoluta velocissimamente. Siamo passati da uno schermo al plasma al led, dal televisore rettongolare al curvo, dal televisore tradizionale allo smart tv. Non la percepiamo e non la vediamo, ma la velocità è intorno a noi tutti i giorni a tutte le ore.

La velocità e l’interazione con alcune realtà ha aiutato ad accellerare questo processo. Basti pensare alla possibilità di effetturare la spesa online, dopo che il frigorifero ci ha avvisato della mancanza di quel prodotto tramite una notifica sul nostro smartphone. La stessa possibilità ci è data anche dalla lavatrice. Tramite un’applicazione possiamo programmararla nelle ore in cui il consumo di energia è inferiore, comodamente dal nostro letto.

Questo non ha cambiato solo il nostro stile di vita, ma anche il nostro modo di concepire il lavoro. I robot, l’intelligenza artificiale, la realtà aumentata sino a ieri sembravano solo esistere nei film di fantascienza. Oggi, al contrario, sono entrati a far parte dei nostri processi produttivi e realizzativi di qualsiasi azienda. È l’esempio di Ross, avvocato con intelligenza artificiale, che aiuta i suoi colleghi in ufficio a leggere milioni di pagine di documenti in pochi secondi. Ma è anche storytelling esperienziale costruito da Dole, azienda del reparto ortofrutticolo, che permetterà di far fare un tour all’interno di una piantaggione di banane grazie alla realtà virtuale. L’utente viene coinvolto emozionalmente in un viaggio con i valori del brand. La trasformazione digitale è anche interazione come sa bene il gruppo Carrefour. All’interno dei loro punti vendita stanno sperimentando un robot con intelligenza artificiale e telecamera che possa interagire attivamente con il pubblico, mostrando le offerte, la filiera dei prodotti, ricette e curiosità, ma anche essere un punto di intrattenimento. Questa interazione diretta permetterebbe al gruppo di ricevere informazioni in tempo reale e profilare sempre più le offerte da proporre ai clienti.

Velocità è anche analisi e profilazione, perché entrano in gioco i Big Data. Sono banche dati che vengono aggiornate continuamente grazie ai dati messi a disposizione da altre aziende. La velocità qui gioca un ruolo molto importante, perché permette di trasformare dati “grezzi” in dati in grado di offrire al mercato una nuova esperienza di business o una nuova offerta.

Questa trasformazione digitale non riguarda solo il mondo del business o del lavoro. È il caso di Neil Harbisson, compositore, pittore e fotografo britannico, che ha trasformato un suo limite in una grande opportunità di sviluppo. È il primo cyborg della nostra storia. La trasformazione digitale gli ha permesso di ascoltare i colori e percepire i colori al di là della visione umana. Secondo la sua antenna o occhio bionico non esistono uomini bianchi e i neri. Esistono uomini gialli e arancioni. Nel 2004 è diventato la prima persona al mondo ad indossare una cyborg antenna. Il suo limite di non riuscire a vedere i colori si è trasformato in una possibilità di sperimentare. Ma non si è solo fermato all’antenna. Ha sostituito pure due denti per poter inserire una torcia e una trasmittente morse, collegata al dente di un suo amico. A breve si sottoporrà ad una nuova operazione. Gli permetterà, infatti, di inserire un disco temporale in testa per poter prolungare o diminuire le emozioni.

Grazie a questo discorso domani ognuno potrebbe essere ciò che vuole essere e si parlerebbe così di transpecie.

La transformazione digitale è dunque davvero una transformazione industriale. Come tutte, però, porta con sè una grande domanda. Che cosa è etico e che cosa no? A questa domanda non rispondo, perché vi lascio il podcast della bellissima intervista che è andata in onda giovedì insieme a Manuel Rosini, durante il programma dedicato alla nostra community, I Pirati.

Ascolta “Trasformazione digitale con Simone Stricelli” su Spreaker.


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Mi piace viaggiare, la bella compagnia (se è femminile è meglio), leggere e perdermi per scoprire nuovi posti. Cittadino del mondo con il vizio della comunicazione. Team Leader for agency // Owner Kaos Communication // Freelance da 2 anni // Admin GC // Aka KAOS

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