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La storia di Virgola: dallo schizzo al capolavoro

Virgola_temperino

Virgola, un disegno su un bigliettino di carta, diventa un business da migliaia di euro. La genesi di una buona idea.

C’era una volta, in una Firenze di qualche anno fa, una giovane ragazza, pittrice, studentessa d’arte medievale, fuori sede come la maggior parte dei ragazzi di questa generazione nati al sud, che per mantenersi la vita e gli studi posava come modella di nudo per alcuni studenti di una facoltosa accademia d’arte americana.

Una ragazza caotica, coi capelli rosa, il volto rotondo e le labbra a forma di cuore.
Che accumulava arte, accatastava progetti, architettava destini.
Rincorreva le diverse sé stessa sparse nei meandri della sua ragione, tentando affannosamente di rammendarle in un disegno unico che conferisse un significato e un senso preciso a tutto quel cancan.

Un giorno di pioggia, in cui usciva nella solita trafelata fretta di chi si lascia sempre qualcosa dietro senza mai riuscire ad afferrare cosa, prese un foglio di carta e scrisse un biglietto al suo fidanzato. Usciva senza sapere quando sarebbe tornata e, di tutte quelle cose lasciatesi dietro sopra cumuli di fretta, qualcosa proprio non ce la faceva più ad aspettare di essere ricordata e riacchiappata.
E sbucò fuori da quella penna, proprio sopra quel biglietto strappato, un’irruzione di vita nel niente, un ingresso impetuoso nel mondo da dentro la cannuccia di una penna, un’irriverente signorina che scalciava nei grembi delle matite di Virginia senza mai trovare la giusta via d’uscita.

Primo disegno di Virgola

La prima Virgola

Fu così. Esplose fuori. E lei fuggì e la lasciò sul tavolo.

“Ciao Amore, faccio tardi oggi, ci sentiamo appena posso”.
E accanto alle scritte lei, la piccola creatura, tronfia d’orgoglio per essere riuscita nella missione di venire al mondo.
Il fidanzato tornò e la vide.

“Credo sia la più bella cosa che tu abbia mai disegnato”.

A questo punto, non ci crederete, ma Virginia si arrabbiò tantissimo.
Era come una sorta di affronto a tutte le sue precedenti opere, a quel tempo e quella dedizione con cui le aveva realizzate. Come può una piccola ragazzina scarabocchiata con 4 tratti a matita essere quanto di meglio le fosse venuto fuori in tutti quegli anni di impegno?

“Ma come ti permetti!” gli rispose.

E così nacque Virgola. Giorni di ordinaria burocrazia in cui qualcosa che ti ha aspettato per anni decide di sgorgare fuori da te e di stravolgere tutto. E tu sei una spettatrice impotente. Perché lei a un certo punto si alza e cammina con le sue gambe e ti trascina con sé, verso rotte che non ti saresti mai sognata di disegnare. Alla prima foto su Instagram la gente le si affeziona subito.

Disegnavo Virgola nelle pause studio, fra un paragrafo e l’altro. Dicevo, ancora un po’, e poi riprendo a studiare. Finché poi non ho più ripreso.

Dopo solo un mese e mezzo, mentre Virgola è sul web a fare la superstar, il telefono di Virginia squilla. La prima azienda vuole Virgola per pubblicizzare i propri chicchi di caffè. Virgola ha un vero lavoro!

virgola_vergnano

Quanti sono i disegni pubblicati su instagram tutti i giorni?
Quanti di loro ricevono incarichi a qualche zero?

Universal, Redken, Netflix, Swatch, Sky. C’è un elenco lunghissimo, aziende che hanno assoldato Virgola per una promozione, una pubblicità, che hanno voluto quella signorina come volto del proprio brand, a dare un senso nuovo agli oggetti del quotidiano immaginando per loro una nuova, effimera, esistenza.

L’interattività tra disegno e realtà e la realtà che nell’interagire con il disegno si appropria di nuovi significati, nuovi modi di stare al mondo, così che come in un gioco di percezione, chi guarda continui a vedere a tratti dei semplici auricolari e a tratti il tubo di una doccia, a tratti una liquirizia e a tratti una lumaca.

Virgola_doccia

Qualcosa di minuscolo che realizzi quasi per sbaglio, di così intimo che rappresenta te stessa e il tuo modo di riprodurti su un foglio di carta, che si stacca da te e continua una vita propria, rapita da altre genti che la eleggono a improbabili rappresentazioni di se stessi, quando per te resta una cosa così privata che vedere il pubblico che se ne appropria in questo modo è quasi una violenza.
Vero Virginia?

“Sì, all’inizio per esempio non riuscivo a sopportare che la gente se la tatuasse addosso. Quella sono io, non siete voi. Non riuscivo ad accettare che qualcuno mi espropriasse da Virgola, dai suoi significati, e gliene assegnasse altri. Poi ho capito. Anche io ho un tatuaggio con la frase di un artista. E anche io ho dato a quella frase un significato diverso rispetto a quello per cui era stata scritta”

Forse è proprio questo che fa un artista. Produce significati universali. Dove l’universalità non sta nel dare una decodifica comune per tutti, ma nel far si che ognuno possa riversare il proprio mondo all’interno del codice e poi vederci dentro quello che gli pare. E così ognuno si riconosce in quello che dici e che disegni anche se quello che dici o disegni non avrebbe mai immaginato di poter assumere significati così lontani da quelli che aveva quand’è stato concepito.

“Il lavoro da modella in accademia che facevo malvolentieri alla fine è stato fondamentale. Grazie a tutto quel tempo passato in silenzio ad ascoltare quegli artisti che mi dipingevano, ho involontariamente appreso tutto quello che tecnicamente mi mancava per disegnare, aldilà della mia passione e del mio entusiasmo, le nozioni e le teorie. Non ero nemmeno perfettamente consapevole di star imparando qualcosa. Semplicemente ero in silenzio, immobile e non potevo far altro che ascoltarli”.

Cosa precisamente di quello che hai imparato lì hai messo dentro Vigola?

“In inglese, l’outline drawing. Una tecnica che consiste nel realizzare un disegno fatto solo di linee esterne. Il riuscire a concepire il volume attraverso pochissimi tratti. Si tratta in realtà di una teoria che non so nemmeno spiegare bene. Dentro di me so perfettamente di cosa si tratta, ma non è qualcosa che so scientificamente ripetere, non l’ho studiata su un libro, mi è entrata dentro durante tutto quel tempo attraverso il quale è stata utilizzata per dipingere me”.

Virginia aveva sempre disegnato. E probabilmente se avesse continuato con la natura morta sarebbe comunque stata soddisfatta di sé stessa. Ma Virgola ci insegna che le idee eccezionali non vengono in un momento di grande concentrazione, con un ispirazione improvvisa. Le idee più importanti impiegano un grande tempo per evolvere, passando molto tempo dormienti, in sottofondo. Probabilmente Virgola era già disegnata dentro la sua testa molto tempo prima che su quel foglietto di carta. Ci vogliono anni prima che sia evidente che una certa idea abbia successo e ti possa essere utile in qualche modo.

C’è una storia sull’inventore del web, Tim Berners Lee: lui lavorò per 10 anni su quello che sarebbe diventato il world wide web, ma poi la frammentarietà e la visione parziale che aveva sul progetto non gli consentirono di continuare. Così mollò, e cominciò a lavorare a un progetto parallelo che riguardava l’invenzione di un metodo per l’organizzazione dei suoi dati, ma scartò anche questo, dopo un paio di anni. Dopo di che cominciò a lavorare ancora a un’altra cosa e fu solo dopo 10 anni che cominciò ad esserci una visione completa di quello che sarebbe stato il web.

Spesso le grandi idee hanno bisogno di un lungo tempo di incubazione e passano molto tempo nella forma di intuizioni incomplete. Il grande motore dell’innovazione è la nostra abilità, quando ci imbattiamo per caso con delle nuove informazioni, di acciuffarle e utilizzarle per trasformare le nostre idee in qualcosa di nuovo.
Un disegno a matita che si interseca con la realtà e la trasforma, gli occhi di Virginia che guardano un foglio stropicciato e ci vedono la gonna di Marylin Monroe, si tratta della collisione di piccole intuizioni, che formano qualcosa di più grande del loro insieme.

Virgola Marylin Monroe

Spesso facciamo cose che reputiamo inutili, come modelli di nudo per una scuola d’arte, ma che col tempo si rivelano essere dei piccoli mattoncini per il nostro impero. Alla fine unisci i puntini, ti allontani dal quadro e tutti quei frammenti sparsi dentro la tua vita, apparentemente senza alcuna logica, hanno finalmente un unico, nuovo, abbagliante significato.

“Adesso grazie a Virgola sono un’imprenditrice. Parlo di contratti, di scritture private, di fatture. Non l’avrei mai immaginato. Il mio fidanzato adesso, quando ci confrontiamo su qualcosa e non siamo d’accordo, mi dice: “eppure ti ricordo che io sono quello che ci aveva visto lungo su questa faccenda di Virgola sin dall’inizio!”

Trust yourself.

Guarda Virgola su Instagram


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Curiosità dal mondo · Inspirational · Interviste
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Grafica, Giornalista, Scrittrice. Quelli che danzano con me vengono considerati folli da quelli che non possono sentire la musica.

Comments

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  • Tanti complimenti a Virgola e anche all’autore del post, semplicemente meraviglia!

    Susanna 6 dicembre 2016 22:32 Rispondi

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