Exaprint adobe-stock
Exaprint adobe-stock

Intervista a Nicola Maiani – Esperienze e trucchi del Fotoreportage

Bambini ai confini Siriani fuggiti dalla zona di Aleppo

Fotoreportage che passione: Trucchi e segreti di un esperto.

Ciao a tutti, Fotografi, amanti della fotografia e semplici curiosi (adoro i curiosi, essendo anche io curiosissimo di tutto…), con questa intervista cominciamo un nuovo capitolo dei pirati fotografi, in cui daremo spunti, stimoli, idee, o almeno cercheremo di farlo e lo faremo, là dove possibile, attraverso la voce di grandi professionisti, per capire meglio le dinamiche di questo lavoro e/o hobby a 360 gradi.

Cominciamo anzitutto con il presentare il nostro amico fotografo, Nicola Maiani, molti di voi forse non sanno chi sia, poiché lui è quel tipo di fotografo di cui magari tutti conoscono o hanno visto delle foto, ma nessuno sa chi le ha fatte.

Fotografa per grandi testate giornalistiche e si occupa principalmente di reportage.
E si, è uno di quei tanti (pochi bravi) fotografi che ci mette al corrente di quello che succede in Italia, nel mondo, nei posti più pericolosi, più difficili della terra. Li dove i popoli si rialzano dopo le catastrofi, alluvioni, terremoti ecc. Il lavoro di questi fotografi porta l’attenzione del mondo su ciò che pare non riguardarci, ci permette di fermarci a pensare e comprendere che gli altri son sempre diversi, empatizzando all’idea che tutti noi siamo altri. E di conseguenza queste foto dimostrano la determinazione di popoli flagellati, che con orgoglio non chiedono nulla e si rialzano.

Bambini ai confini Siriani fuggiti dalla zona di Aleppo

Famiglia di profughi Siriani che vive in una ex stalla.

Bambini ai confini Siriani fuggiti dalla zona di Aleppo

Bambino siriano con disordini mentali, che vive in un garage con il padre e la sorella più piccola.

Cominciamo con un domanda Semplice:

In 10 parole (anche 20) Nicola Maiani chi sei…?

Nicola Maiani FotoreporterSono un fotografo professionista che, con la scusa della fotografia, può fare ciò che ama di più: conoscere le persone e raccontarne le storie.

Difatti quando parli di storie… e conoscere persone… mi viene in mente il primo lavoro che vidi, qui su Facebook, da dove ti sto intervistando. “i Volti del terremoto” un reportage sul popolo Nepalese appena colpito dal grande terremoto che fece scalpore in tutto il mondo. E rimasi sbalordito dalla forza comunicativa di molte di queste immagini… nelle tue foto, l’uomo apparentemente marginale/debole al centro è una scelta? Necessità? Moda? Moda nel senso questo chiedono i giornali??
(Ndr: Scrivi con calma che vado a prendermi un caffè).

Incipit (ci siamo dati appuntamento qui su Facebook per l’intervista verso le 9 di mattina).
No, anzi. I giornali chiedono il sangue, i feriti, i crolli, ma a me non interessavano. A me interessano le persone e, con quel lavoro, ho voluto mettere l’accento proprio su di loro. Il terremoto, per me, è marginale… quello che contava erano le facce, le espressioni dei nepalesi. Tieni presente che sono morte 10.000 persone e 2.000.000 sono rimaste senza casa, ma, nonostante questo, nei loro volti, vedevo una fierezza, un orgoglio, una forza di continuare che mi ha spiazzato. Ecco, ho cercato di trasmettere questo!

Ecco proprio qui volevo arrivare… però prima lasciati dire che ci sei riuscito benissimo, hai colpito al centro; le tue foto hanno comunicato quello che volevi, niente sangue, niente morti, un popolo ferito ma fiero… ma poi? Ci racconti dopo che rientri dai tuoi viaggi come si svolge esattamente il tuo lavoro? Come trovi contatti? Parti già con dei contatti lavorativi delle commesse??

Dipende. Alcune volte parto già con una commessa, che sia un giornale o una fondazione umanitaria, altre volte parto, realizzo un servizio e poi provo a venderlo alle redazioni. Oggi la seconda parte è molto più difficile di un tempo. Prima bastavano degli scatti ben fatti, una storia ben raccontata fotograficamente, adesso no. Adesso, un fotografo, deve essere anche giornalista; deve presentare un lavoro chiuso, completo, realizzando sia immagini che testi, didascalie e via dicendo. Questo perché le redazioni, per una questione di costi, tendono ad appoggiarsi alle agenzie, nel caso di mensili o alle foto dei lettori nel caso di quotidiani.

Ad oggi, la cosa più semplice, è cercare un’area dove si vorrebbe scattare o raccontare, cercare una ONG che opera sul posto e cercare di contattarla per chiedere di lavorare con loro.
(Ndr: (ONG) È una organizzazione non governativa senza fini di lucro, indipendente dagli Stati e dalle organizzazioni governative internazionali. Di solito una organizzazione non governativa è finanziata tramite donazioni ed è gestita principalmente da volontari). Molte volte, dovendo pubblicizzare l’operato, le ONG hanno bisogno di qualcuno che scatti per loro fotografie di cosa fanno, inoltre operando sul luogo, possono aiutare a trovare contatti per poi partire in sicurezza, soprattutto in aree rischiose.

Domanda: essendo la maggior parte di questi posti a rischio, pericolosi, ci sono liberatorie per questi tipi di foto? Spiegaci!  Come funziona?

Dipende dalla legislazione del luogo. La “liberatoria” fondamentale, in questi posti, è quella non verbale che si ottiene con un gesto, uno sguardo, ecc.  Io non scatto mai prima di essere sicuro che il soggetto sia consapevole di ciò che faccio. Questo non significa fare fotografia in posa o concordate, non ne faccio quasi mai, significa presentarsi, dire ciò che si vuole fare, il perché ecc. poi, piano piano, a piccoli passi, si inizia a scattare. Ma questo credo sia alla base dell’educazione e del modo di fare che ognuno dovrebbe tenere, non un modo di fare proprio di un fotografo.

Poi vorrei approfondire e ritornare sulla questione tecnica, come si contatta un giornale? Ci vai proprio fisicamente e parli con qualcuno? Oppure già consoci e sfrutti il contatto all’interno? Ecco per capirci, col senno di poi, se tu fossi agli inizi come ti muoveresti ?? Da qui nasce anche la domanda fatidica che interessa i nostri lettori (quelli più giovani e appassionati di fotografia). Come si lavora in Italia?? Secondo te fotograficamente parlando in Italia come siamo messi rispetto agli altri paesi? Una domanda la mia a livello di fotografia in generale!

Bisogna frequentare fotografi, editor, e chi più ne ha più ne metta. Come detto prima, oggi per i giornali è molto più semplice trovare scatti, anche in posti di difficile accesso, grazie agli smartphone ed alla capillarità che le macchine digitali sono riuscite ad ottenere. Bisogna proporre un prodotto differente e completo, questo è il quid. In Italia siamo messi come nel resto del mondo. L’editoria si è spostata dal cartaceo al web e, come per tutto il resto, si ha bisogno di essere veloci ed istantanei, perché sul web, un contenuto diventa vecchio nel giro di 2 giorni.

Fotoreportage bolt olimpiadi

Photo by: Kai Oliver Pfaffenbach – Olimpiadi Bolt

Il mio consiglio per chi volesse fare fotogiornalismo, anche se brutto a dirsi, è quello di trovarsi una fonte di guadagno con una fotografia di tipo commerciale (matrimoni, cataloghi, ecc.) per poi investire in prima persona su progetti più personali e meno “vendibili”. All’estero, pagano un po’ di più, vero, ma si parla comunque di cifre molto basse. Faccio un esempio concreto per far capire meglio. Questa foto, una delle foto simbolo delle olimpiadi appena passate e una delle foto simbolo di bolt, al fotografo a fruttato la “bellezza” di 25 dollari.

La foto di Bolt, è arrivata terza al world press nella sezione scatto singolo-sport.

Quando sai di aver fatto una buona foto? quale è il tuo parametro? immagino che tu abbia studiato molto ma la di là dell’aspetto tecnico che è ovviamente importante.
Qualche suggerimento tecnico e pratico da dare ai nostri amici??

Intanto io scatto molto molto poco, non sono uno da raffica o da mille mila fotografie! Come so che uno scatto è buono?
Cerco di estraniarmi… io sono lì, conosco il luogo, la situazione e la gente, quindi devo fare qualche passo indietro e chiedermi: racconta quello che volevo? Una persona che vede questo scatto, capisce cosa dico anche senza avere tutte le informazioni che ho io, ma solo attraverso lo scatto ed una didascalia?

Di tecnico, non saprei… ma di pratico, una cosa fondamentale è quello di buttarsi e fare lo scatto che si ha in mente, senza remore e non di scattare centinaia di foto per poi “pescare” quella riuscita meglio. A kilis, ad esempio, in 5 giorni ho fatto meno di 250 scatti.
(Ndr: Che 250 scatti fotografici sono veramente pochi lo aggiungo io).

Sul tuo sito non ci sono riferimenti a foto di matrimonio eppure ne fai… (e ragazzi fidatevi anche nelle fotografie di matrimonio è molto bravo). È una scelta?? O è il classico esempio del ciabattino?
(Ndr: Il ciabattino ha sempre le scarpe rotte, perché non ha mai tempo per aggiustarle e si dedica a quelle dei suoi clienti; è un modo di dire).
Non credi sia importante promuoversi nel settore della fotografia matrimoniale, così danneggiato da abusivismi e concorrenza sleale?

È una scelta, il mio sito Web deve rappresentare ciò che io credo sia la mia fotografia. Non che non ami fare fotografia di matrimonio, anzi, ma non è quello il motivo per cui faccio fotografia.

Quindi lavori come fotografo da matrimonio con passaparola?? Esclusivamente per passaparola?

Al 99%

Nicola c’è una domanda che non ti ho fatto e che avresti voluto che ti facessi??

Che attrezzatura usi? Così da poterti rispondere: “Cosa cambia saperlo?” Scatto con quella con cui mi trovo più comodo, con quella con cui ho più feeling. Ad oggi TUTTE le macchinette fotografiche sono eccellenti e TUTTE permettono di avere risultati eccezionali… l’unica cosa che rende una macchina superiore all’altra è il feeling che hai con il mezzo… tutto il resto, ISO, megapixel, autofocus e via discorrendo, sono inutili pippe mentali che non servono a nulla e che, anzi, allontanano dalla vera natura della fotografia, che è raccontare e non avere una foto senza grana, ben a fuoco e non mossa.

Ciao e grazie per il tuo tempo dedicato Nicola.
So che fra poco farai uno di quei viaggi in cui vedremo le tue foto su molti giornali e che forse non sapremo mai che sei tu a farle. Per questo ti ringrazio e vi Auguro un buon lavoro (a te ed il tuo amico compagno fotografo di viaggio Mario). Magari al tuo rientro facciamo una nuova intervista per sapere a caldo le tue impressioni. 😀

Vi link qui il sito di Nicola affinché possiate apprezzare i suoi lavori. E chissà magari contattarlo per dei lavori o per avere delle dritte, essendo super impegnato, ma sempre molto disponibile.

http://www.nicolamaianiphotography.com/

Ai lettori, un arrivederci a… molto presto. (semi cit. 😀 )


Article Tags:
· · · ·
Article Categories:
Autori · Fotografia · Interviste
Likes:
1
4

Grafico 3d, modellatore, grafico web, grafico generalista, logo designer, ex programmatore ora Fotografo

Loading Facebook Comments ...

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi