Exaprint adobe-stock
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Che cos’è il Brand Emotional Pitch?

Da poche settimane si è conclusa la tappa del Brand Design Tour di Roma, organizzato dal portale de ipirati.net in collaborazione con Maurizio Pagnozzi.

Durante la giornata di sabato pomeriggio è intervenuto anche Masssimo Nava aka Artlandis che, in collaborazione con Adobe Stock, ha sviscerato tutti i segreti del brand emotional pitch e tutto ciò che serve sapere per comunicare, persuadere e vendere il nostro progetto tramite la presentazione.

Quando si parla di design o di progettazione spesso ci si riferisce alle capacità, alle abilità, alle tecniche che ognuno di noi può essere capace di apprendere, ma se poi non si è in grado di comunicare il nostro progetto, tutto il nostro lavoro non può avere la giusta ricompensa e può anche condizionare la nostra felicità. Il bello dell’essere comunicatori è la possibilità di trasmettere le emozioni che viviamo ad altri tramite la nostra creatività.

Ma chi è il creativo? Questa è una domanda fondamentale per ognuno di noi e alla quale Massimo ha risposto così:

“Il creativo è quella persona che magari si sente artista e che vuole dedicarsi al mondo della comunicazione. Ma arte e comunicazione sono due cose che, ovviamente non si toccano, se non dopo un determinato percorso. La differenza è evidente. Il comunicatore vive per gli altri e l’artista vive per se stesso, quando progetta qualcosa.”

Chi decide di intraprendere la carriera di grafico, di fotografo, di marketer deve far i conti con la presentazione che dovrà fare al cliente e al pubblico. Io stesso durante questi giorni mi sono chiesto, se ci può essere un modo per rendere più visual una strategia fatta da tante parole e molti schemi. È importante farsi delle domande, quando dobbiamo promuovere la nostra identità online.

Spesso diciamo “questo lavoro non lo posso mettere”, perché magari si tratta di uno di quei lavori che a noi non piace e quindi ci ritroveremo ad inserire qualcosa che non esprime le nostre capacità e le nostre caratteristiche. Se succede questo, vuol dire che è colpa nostra, perché non siamo stati in grado di raccontare il progetto alla massa, ai nuovi clienti e al nostro pubblico.

Qui entra in gioco l’elevator pitch.

“L’elevator pitch non si esprime in termini di durata globale. Un elevator pitch, può durare anche 30 secondi ed è il primo impatto che riuscite a stabilire e a comunicare con il vostro committente. Può essere qualsiasi cosa. Un effetto all’interno di un video che colpisce l’attenzione dell’altro nel bene e nel male, purché ci sia una reazione. In quel momento posso affermare di aver raggiunto l’obiettivo.”

Visual Storytelling

Saper costruire il messaggio rasenta l’abilità di chi si occupa di advertising, ovvero quella capacità di raccogliere il brief e di trasformarlo in un racconto, in una sequenza capace di dirigere l’utente verso il mood. Questa parola, coglie davvero il significato di che cosa voglia dire: percepire instivamente quello che è il sentimento che vogliamo far vivere agli altri.

Il mood può essere una luce cupa, la luce solare, una luce tendente al rosa, al blu e così via. Questa particolarità, si può apprezzare molto nel mondo del cinema. Come ricorda Massimo serve ad esprimere il tono della narrazione. Una luce cupa e tenebrosa può trasmettere inquietudine, una luce tenue e delicata al contrario può esprimere dolcezza. Anche questo è un modo per esprimere il mood.

Quando si parla di storytelling, di mood, di visual è bene rivolgere l’attenzione ai più svariati interessi. Massimo afferma che per trovare riferimenti giusti, preferisce rivolgersi al mondo del cinema, perché rappresenta molti dei concetti che sono simili a quelli che deve sviluppare chi si occupa di comunicazione.

“Di film ne esistono tanti, ma se ci pensate quelli che ci rimangono maggiormente impressi sono quelli che rimangono memorabili nella nostra mente. All’interno del mondo del cinema, infatti, percepiamo sensazioni e toni emozionali direttamente dall’uso dei colori. Un colore dominante domina le nostre sensazioni, condiziona le nostre emozioni mentre viviamo le scene.”

Psicologia dei Colori

Come si vedrà dal video, un colore può essere utilizzato e mischiato insieme a toni caldi e insieme a toni freddi, a secondo dell’emozione che si vuole trasmettere.

“Ci possiamo giocare perché lo scopo deve essere quello di divertirci. Se dobbiamo presentare un lavoro, ad esempio un logo, dobbiamo imparare a comprendere quali sono i valori del logo. Non s’intendono quelli aziendali, ma le sensazioni che il logo e il design, il carattere scelto e ogni dettaglio riprodotto dal progetto visivo devono saper comunicare al mio visitatore. È intrigrante vedere come ogni regista aggiunga, oltre alla narrazione tradizionale, una serie di interpretazioni livellate che toccano quei temi. Una cosa che oggi chiamiamo transmedialità.”

Bisogna comunque incominciare dalla scelta dei colori, perché quello che ci interessa è il fattore umano. Dall’altra parte c’è comunque un essere umano. Oggi come non mai si parla, infatti, di marketing umanistico.

Advertising

Adesso sappiamo che se dovessimo costruire una presentazione, dobbiamo comunicare, possiamo decidere se farlo in maniera istitutuzionale (due palle!), oppure di costruirla in modo tale che il cliente che deve scegliere, sia il pubblico dall’altra parte, riesce ad interagire ed empatizzare con il nostro progetto, grazie al fatto che nel realizzare quel progetto ci siamo divertiti ed abbiamo giocato.

Massimo invita tutti a divertirsi e a sperimentare quando dobbiamo costruire un progetto. Sono tre le parole alla base della realizzazione di questi progetti: giocare, divertirsi e promuovere. Solo in questo modo è possibile vendere il prodotto che vogliamo noi al cliente.

Su Behance, quanti progetti dimostrano di avere lo stesso marchio di fabbrica e perché un’azienda dovrebbe contattare proprio te, se proponi tutte le cose allo stesso modo degli altri?

“Esprimi quello che vuoi senza filtri anche quando devi presentare un progetto al tuo cliente, tanto alla fine sceglie lui (in teoria). Conosci le regole, le utilizzi, diventa un designer, sfogati dai libero sfogo a quello che sai fare. Sviluppa il tuo progetto in modo funzionale non avendo vincoli. Produci, perché tanto non hai il cliente davanti. Ricordati che stai facendo advertising, perché una volta che si pubblica un progetto su Behance non lo stai facendo per te, ma per qualcun’altro che lo veda e mi permetta di vendere quel progetto a qualcun’altro. Per farlo serve strategia e la strategia significa advertising. Se ad un video decidiamo di aggiungere l’effetto ripetizione, come in questo caso, immediatamente tende al successo. Ogni qual volta c’è una ripetizione il cervello umano percepisce il messaggio con un effetto ipnotico e gli permette di assorbirlo, perché è più incisivo e si ripete.”

Real vs Virtual

C’è da pensare che i creativi che hanno presentato il progetto al cliente del nuovo packaging del pesce, l’abbiano fatto proprio nel modo in cui lo vediamo noi su Behance. Una piccola animazione in una superficie nella quale, se rimuovessimo il pesce, non rimane niente di che. Questo tipo di progetto colpisce nell’immediatezza quando l’osservatore quando lo vede all’opera. In una gif animata si può percepire l’intero progetto, prima di vedere qualsiasi altra cosa. Nel momento in cui riuscissimo a costruire un aggancio quell’elevator pitch si alzerebbe e le persone vorranno approfondire il nostro lavoro. Possiamo prendere il solito mockup e invece possiamo contestualizzare il nostro eleaborato in una scena reale, in cui l’utente si riconosce più facilmente.

Quello che bisogna fare è riprodurre una scena reale, in linea con quello che il cliente vuole rappresentare. Il realismo scenico, come ricordava Massimo, è fondamentale perché se mostro soltanto il mockup sto mostrando un artefatto e, quindi, distacco l’osservatore dal progetto. Invece, ha bisogno di vivere quel mood che abbiamo iniziato a sviluppare nel progetto, fino a farglielo gustare.

Repetita Iuvant

“Scegliere bene è importante. Per questo motivo passo molto tempo su Adobe Stock.”

Per costruire un messaggio efficace basta poco. Effetti specchio, effetti radianti, texture animate che ci aiutano a costruire i background dei nostri progetti. Un cerchio o un cubo loro stessi sono un messaggio, perché comunicato in maniera totalmente differente. Le ombre e le luci sono loro stesse comunicazione. Se invece di scegliere il primo background che trovate, cercate di comprendere perché volete scegliere quel background sicuramente metterete dentro la capacità di emozionare, di coinvolgere, di convincere attraverso le sensazioni, i colori, una traccia audio per emozionare.

La sigla di Stranger Things, ve la ricordate perché la sola traccia audio e il titolo è quanto più c’è di inquietante e rientra nel mood generale del racconto. È entrata nella testa di ognuno di noi dopo averla non appena 8 volte. Ci sono pubblicità che non entrano nella testa dopo averle viste anche 30 volte. Questo piccolo jingle è la somma perfetta di inquietudine, di colori, di mood, del mood stesso del film, con una traccia audio che rincara la dose.

Key Concepts

È importante comprendere i concetti chiave che servono a costruire una comunicazione efficace. Non potete aspettare. Il mondo va avanti e ci troviamo a con una miriade di social e tool che vivono di emozioni, di 360°, di motion grafiche e di materiale di cui si può usufruire in pochi secondi. Qui entra in ballo anche il discorso sulla transmedialità.

Transmedialità adesso sapete che cosa vuol dire?

Vuol dire riuscire a raccontare un progetto al vostro cliente e al vostro pubblico, struttando diversi social media per raccontare diversi aspetti del progetto.

Come?

Diversificando le diverse componenti del progetto. Ad esempio su Behance pubblicherò lo studio del progetto, su Vimeo pubblicherò gli effetti visivi del progetto, su Soundcloud pubblicherò la traccia audio che ho fatto realizzare per il progetto, su Youtube pubblicherò il video in cui racconto il backstage, in cui mostro cuore e cervello e alla fine non potrà che entrare in sintonia con noi ed ampatizzerà sull’intero progetto.

Con un cliente il processo non può che essere diverso. Gli presento 3 loghi e gli propongo quello che ho scelto io e i materiali che ho fatto per lui, con lo stesso colore. Piano piano porto il cliente sulla mia scelta.

Applicazioni

“L’interazione genera sentimento. Qualunque sia l’interazione. Online non posso gridare o sbraitare, ma posso cercare di costruire un’interazione con voi.”

Per costruire queste interazioni posso usare il materiale di qualità di Adobe Stock, posso utilizzare le applicazioni della suite Adobe, posso utilizzare le web app che permettono di modificare e creare la vostra comunicazione.

Troverete le risorse complete sulla community de ipirati.net


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Mi piace viaggiare, la bella compagnia (se è femminile è meglio), leggere e perdermi per scoprire nuovi posti. Cittadino del mondo con il vizio della comunicazione. Team Leader for agency // Owner Kaos Communication // Freelance da 2 anni // Admin GC // Aka KAOS

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